venerdì 13 luglio 2012


L’eterna guerra dell’imperialismo americano contro il diritto di autodeterminazione dei popoli 



   di Stefano Zecchinelli

1.       I fatti dell’11 settembre 2001 non sono altro che il punto di arrivo della politica interna ed estera Usa, per come è stata intesa almeno dalla fine della seconda guerra (imperialistica) mondiale.
Henry Kissinger il 13 febbraio 2002 pubblica un articolo sul Washington Post in cui avanza una triplice ipotesi sulla strategia Usa: (1) considerare la missione punitiva contro i talebani terminata; (2) fare pressione su paesi come la Somalia e lo Yemen; (3) rovesciare il regime di Saddam Hussein che si trovava da diversi decenni nella lista nera degli Stati Uniti.
Gli Stati imperialistici europei si accodano alla strategia americana impegnandosi non solo sul fronte afghano ma anche su altri fronti di guerra.
Insomma, come disse il politologo del Pentagono Brzezinsky tutti condividono il presupposto che l’Eurasia sia il centro del mondo e che chi controlla l’Eurasia controlli il mondo’’, e gli Usa, dal dopoguerra fino ad ora, gestiscono la politica ed il fucile.
Davanti questa schizofrenia è importante rilevare due cose: (1) la teoria dei complotti è sempre appartenuta ai dominanti, ed a loro è servita per giustificare le loro folli politiche espansionistiche (Hitler riteneva che ci fosse un complotto giudaico massonico mondiale, e i neo-conservatori americani ritengono che ci sia un complotto islamico contro l’occidente); (2) di contro tutti coloro che dimostrano, fatti alla mano, le contraddizioni proprie delle versioni ufficiali vengono silenziati dai monopoli mass-mediatici.
Nei paragrafi successivi metterò a fuoco le principali strategie Usa finalizzate alla militarizzazione del mondo.

2.      Nel 1929 Trotsky delinea questo futuro per i maggiori Stati capitalistici nel mondo:

‘’ La fase attuale acquista di nuovo l'aspetto di una "collaborazione" militare tra l'America e l'Inghilterra e anche alcuni giornali francesi temono di veder sorgere una dittatura anglosassone. Evidentemente gli Stati Uniti possono sfruttare e sfrutteranno la "collaborazione" con l'Inghilterra per far marciare alla stessa briglia il Giappone e la Francia. Ma tutto ciò costituirebbe una tappa non verso una dominazione anglosassone, ma verso una dittatura americana destinata a pesare sul mondo, Gran Bretagna compresa’’ (Leon Trotsky, Il disarmo e gli Stati Uniti d’Europa, MIA)

L’analisi di Trotsky è di una lucidità straordinaria. Negli anni ’30 gli Usa strinsero forti rapporti con la Germania nazista (e le grandi multinazionali americane finanziarono anche l’Operazione Barbarossa contro l’Urss) con il comune obiettivo di controllare l’Eurasia.
Non è tutto: nel dopoguerra l’imperialismo americano non si limitò ad impiegare il meglio delle sue forze nella lotta contro l’Unione Sovietica ma spense anche le resistenze interne al campo imperialistico come, ad esempio, il gollismo francese.
L’imperialismo più forte domina imponendo il suo sistema economico e creando delle equipe di tecnici (giornalisti, magistrati, politici) al suo servizio. Come disse il grande teorico marxista Amadeo Bordiga: ‘’ Nell'ultimo colonialismo, i bianchi colonizzano i bianchi’’ (Amadeo Bordiga, Imprese economiche di Pantaleone, 1950).
La riflessione di Bordiga merita di essere approfondita, quindi mi muoverò su un duplice binario: (1) da una parte elencherò le principali strategie della CIA per spaccare il campo socialista; (2) dall’altra parte inquadrerò il progetto degli Usa di ridurre i principali Stati imperialistici europei a degli Stati vassalli.

3.      La lotta contro il comunismo inizia, per l’imperialismo americano, dalla manipolazione del consenso. Ecco le tappe più importanti:

(1)   Edward Bernays scrisse nel 1947 The Engineering of Consent – La costruzione del consenso. Bernays, che era un nipote di Freud, capisce che le masse per avere fiducia nei leader devono credere che tutto ciò che viene detto da questi sia vero.
In questa stessa linea si muovono gli scritti di Renè Girard sull’imitazione che la destra americana userà per acquistare il consenso necessario per la guerra – ad esempio – in Irak (dove attraverso i mass media fecero degli esperimenti di ‘’comportamentismo di massa’’).

(2)   Frances Stonor Saunders, Qui mène la danse ? La CIA et la Guerre froide culturelle – Chi conduce la danza? La CIA e la Guerra fredda culturale.
Gli strateghi del Pentagono si concentrano sui comunisti anti-stalinisti per il semplice motivo che gli oppositori di destra non avevano bisogno di essere indottrinati dalla propaganda anti-comunista.
L’obiettivo degli Usa era quello di dirigere il pensiero degli oppositori di sinistra allo stalinismo; di fare in modo che non diventasse troppo radicale e quindi di manipolarlo (The Vital Center : The Politics of Freedom di Arthur Schlesinger, 1949).
I dominanti sanno che gli intellettuali (inteso come ceto sociale, o meglio sotto-classe dominata della classe dominante) sono bramosi di gloria e potere quindi, anche inconsapevolmente, oscillano fra i due blocchi sociali antagonisti fino – il più delle volte – vendersi ai dominanti.

(3)  La CIA creò un Ufficio di Strategia Psicologica attraverso cui promuoveva nel mondo la cultura anti-comunista. Questo processo si accompagnava al riciclaggio dei tecnici che collaborarono con il regime nazista (Progetto Paperclip) e l’infiltrazione dei movimenti di estrema sinistra ed estrema destra (Operazione Chaos).
Nel 1954 nasce il Gruppo Bilderberg, quasi nello stesso anno in cui viene fondata la Lega Anti-comunista Mondiale, che doveva configurare, in fase embrionale, le basi per un Nuovo Ordine Mondiale.
La linea politica è chiara: chiunque non si allinea agli interessi dell’imperialismo Usa deve essere schiacciato militarmente e questo vale anche per dissidenze interne al campo atlantico come la Francia del generale De Gaulle.
Nel 1963 il generale Lyman L. Lemnitzer (definito dallo stesso Kennedy un anti-comunista isterico) è uno degli organizzatori del complotto walzer che avrebbe dovuto portare all’assassinio di De Gaulle per mano dell’OAS.
Nello stesso anno con l’Operazione Northwoods gli Usa avrebbero dovuto rovesciare il legittimo governo cubano di Fidel Castro.
In entrambi i casi ci fu l’opposizione decisiva di Kennedy che – nonostante fosse un prodotto della mafia italo-americana – aveva capito quanto folli fossero questi progetti.
4.    Il passaggio dall’amministrazione Carter a quella Reagan, negli Usa, deve essere considerata una svolta interessante.
Jane Kirkpatrick, nel 1978, scrisse un articolo, Dictatorships and Double Standards, polemizzando proprio con Brzezinski, in quel momento consigliere di Carter.
Secondo la Kirkpatrick, l’imperialismo americano, doveva sostenere feroci dittature militari in funzione anti-comunista, mentre Brzezinski voleva limitare l’azione Usa ad un cambio di regime pilotato dall’alto.
Questa polemica è interessante perché la Kirkpatrick, all’epoca, non faceva parte dei neo-conservatori ma aderì a questa corrente solo nel 1985. Quindi annoterei questi due punti importanti per inquadrare la questione: (1) la teoria dello scontro di civiltà e del totalitarismo è trasversale ed unisce sia la destra repubblicana (neo-conservatori ed anarco-capitalisti) e sia la ‘’sinistra’’ democratica (i liberal); (2) i massacri di Somoza, Videla, Pinochet (e moltissimi altri) non devono essere affrontati da un punto di vista strettamente umanitario (violazione dei diritti umani, ecc…). Si tratta in realtà di una vera e propria scelta strategica da parte degli Stati Uniti: l’imperialismo americano decide di procedere allo sterminio sistematico di chiunque si oppone al suo progetto di conquista del mondo.
In questo modo si ha una idea chiara di cosa sia l’impero americano che, in quanto a ferocia, possiamo dire che ha superato ampiamente il nazismo.

5.    Gli Usa hanno installato dalle 700 alle 800 basi militari in tutto il mondo.
La Rete mondiale No Bases presenta questo scenario:

- Basi operative situate nel nord America, in alcuni paesi latino-americani, in Europa Occidentale, nel Medio Oriente, in Asia centrale, in Indonesia, nelle Filippine ed in Giappone.
- Basi disattivate
- Nuovi basi selezionate
- Basi di spionaggio
- Basi di spionaggio satellitare
- Paesi con basi statunitensi
- Basi la cui acquisizione è in negoziazione
- I paesi senza basi americane (Fonte:
Global Research)



A conti fatti si tratta di una inedita forma di neo-colonialismo rivolto anche agli Stati Europei. L’Italia ha 114 basi NATO sul suo territorio nazionale, giusto per fare un drammatico esempio.
L’imperialismo Usa mira a sottomettere il mondo intero alla volontà delle sue oligarchie economico-finanziarie, ma questo progetto passa attraverso il controllo militare e – di conseguenza – politico degli Stati occidentali e del Terzo Mondo (commissariati a borghesie compradore).
Chiariti questi aspetti è opportuno che mi soffermi – seppur brevemente – sullo smantellamento del gollismo che è stato il più coerente tentativo (da parte delle borghesie imperialistiche europee) di contrapporre agli yankee un proprio imperialismo autonomo.

6.    In questo paragrafo inquadrerò il tema ‘’fine del gollismo’’ elencando le tappe salienti che hanno portato all’Eliseo Nicolas Sarcozy. Inutile, per ragioni di spazio, ritornare alla figura di De Gaulle che – come è chiaro – non si è dimostrato la pedina voluta dagli Usa (soprattutto dopo il golpe interno del 1958), quindi, dato che questo movimento politico ha avuto un lungo seguito, inquadrerò solo la sua fine (pianificata da forze esterne).
La CIA, prima della crisi irakena, pianificò l’ascesa di Sarcozy secondo queste tre tappe (ben spiegate da Thierry Meyssan): (1) controllo delle burocrazie golliste; (2) eliminazione del principale rivale di destra (di Sarcozy); (3) fare fuori ogni sfidante di sinistra per vincere con certezza le elezioni (e qui la CIA utilizzò i massoni lambertisti entrati nel Partito socialista).
Meyssan ci dà un breve elenco della equipe governativa poi formata da Sarcozy:


- Claude Guéant, segretario generale del palazzo dell’Eliseo. È l’ex braccio destro di Charles Pasqua. 
- François Pérol, segretario generale aggiunto dell’Eliseo. È un associato-gestore della Banca Rothschild.
- Jean-David Lévitte, consigliere diplomatico. Figlio dell’ex direttore dell’Agenzia ebraica. Ambasciatore di Francia all’ONU, era stato sollevato dall’incarico da Chirac che lo giudicava troppo vicino a George Bush.
- Alain Bauer, l’uomo-ombra. Il suo nome non compariva negli annuari. Incaricato dei servizi segreti. Ex Gran Maestro del Grande Oriente di Francia (la principale obbedienza massonica francese) ed ex n°2 della NSA, National Security Agency statunitense in Europa (Thierry Meyssan, Operazione Sarcozy, Rete Voltaire)

In questo modo gli interessi nazionali della Francia vennero vincolati al volere dei Rothschild, della mafia francese e delle oligarchie anglo-americane.

7.    L’azione degli Usa segue, in  modo prevalente, queste due ‘’varianti tattiche’’: (1) colpire i punti nevralgici dei blocchi egemonici antagonisti per indebolirli; (2) limitare la sovranità di uno Stato facendo leva su delle equipe di tecnici filo-americani.
Sul secondo punto sopra esposto mi sono già soffermato, quindi farò qualche esempio per chiarire il primo (colpire i punti nevralgici dei blocchi egemonici antagonisti, per indebolirli) che non è di minore importanza.

8.    Con i bombardamenti contro la Serbia, gli Usa hanno colpito la Comunità Europea in un punto sicuramente strategico: la Serbia era molto vicina politicamente alla Russia, ed aveva un sistema economico misto incompatibile con il neo-liberismo economico.
Le considerazione da fare, anche in questo caso, sono due:

(1)  Gli Usa hanno volutamente vincolato le popolazioni della ex Jugoslavia all’industria tedesca (la Germania è la maggiore potenza d’area europea) per impedire un suo avvicinamento (dei popoli della ex Jugoslavia, per l’appunto!) alla Russia. Quindi l’imperialismo americano ha spinto le oligarchie europee verso un maggiore euro-atlantismo ridando prova, oltretutto, della sua forza militare.
(2) I sistemi ad economia mista devono scomparire. Gli Stati Uniti vogliono distruggere il capitalismo renano ed imporre il modello economico neo-liberista. Secondo i tecnici dell’impero devono coesistere (e vedremo fino a che punto) solo due modelli capitalistici: quello neo-liberale Usa ed il capitalismo di stato cinese.

Ovviamente un marxista sa che è impossibile un ritorno al passato, quindi la crisi del capitalismo si supera solo con la lotta di classe ed il passaggio ad un modo di produzione superiore basato sulla socializzazione dei mezzi di produzione.
9.    A questo punto penso che il progetto Usa di militarizzazione del mondo sia chiaro, od almeno spero di averlo spiegato in modo eloquente.
Penso che il capitalismo occidentale presenti questi rapporti interni fra Stati imperialistici:

Principali potenze imperialistiche: Stati Uniti d’America, Israele.
Sub-imperialismi: Inghilterra, Germania e Turchia.
Stati vassalli: Francia, Spagna, Portogallo, Italia.

Dopo di che abbiamo una lunghissima serie di Stati satellite che si muovono, solo ed esclusivamente su mandato degli Usa.
Questa classificazione, comunque, è molto soggettiva e può essere sottoposta ad ampie discussioni.

10. Come se ne esce ? La domanda richiederebbe uno studio appropriato sul soggetto rivoluzionario cosa impossibile da fare in questa sede.
Vorrei però dare dei validi riferimenti teorici, quindi riporto due brevi estratti dagli scritti teorici di Ernesto Guevara, per poi argomentare:

La storia di questa situazione è ben nota a tutti: governi fantoccio, governi indeboliti da una lunga lotta di liberazione o dallo sviluppo delle leggi del mercato capitalistico hanno permesso la firma di accordi che minacciano la nostra stabilità interna e compromettono il nostro futuro. E’ ora di scuoterci il giogo di dosso, di imporre la ricontrattazione degli ingenti debiti esteri e di costringere gli imperialisti ad abbandonare le loro basi di aggressione. (Ernesto Guevara, Discorso al II seminario economico di solidarietà afroasiatica, Algeri 1965)

In un mondo polarizzato tra due forze di estrema disparità e con interessi assolutamente contrapposti, la presa del potere non si può limitare nel quadro di un’entità geografica o sociale. Essa è un obiettivo mondiale delle forze rivoluzionarie.
Conquistare l’avvenire è l’elemento strategico della rivoluzione, mentre congelare il presente è la contropartita strategica che muove, nel mondo attuale, le forze della reazione, dal momento che si trovano sulla difensiva. (Ernesto Guevara, Tattica e strategia della rivoluzione latino-americana, 1962)



Le forze della reazione imperialistica adesso non sono sulla difensiva ma stanno massacrando il proletariato occidentale ed i popoli coloniali (o post-coloniali), però, nonostante questo, le parole di Guevara restano attualissime.
Rivolgerei l’attenzione del lettore su questi tre punti:

(1)  Le borghesie nazionali (usando un termine antico che ora andrebbe aggiornato) non possono risolvere il problema dell’autonomia nazionale. Non è possibile nessun ritorno a quello che Marx chiamava la vecchia merda del regime precedente.
(2)  Il problema del debito pubblico deve essere ricollegato al folle progetto degli Usa e del sionismo di militarizzare il mondo. Quindi è necessario respingere i dettati della nuova global class e prendere di mira le postazioni strategiche dell’imperialismo: ad esempio rivendicare, anche con azione di forza mirate, lo smantellamento delle basi NATO sul territorio nazionale.
(3)  La lotta fra la nuova pauper class e il neo-imperialismo si svolge su un piano puramente internazionale. Quindi è necessario un coordinamento europeo dei movimenti anti-capitalistici che si formano su scala nazionale.
Questi sono i presupposti minimi per ricominciare a fare paura all’imperialismo creando, per dirla con Marx, il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Adesso, sia da un punto di vista analitico che di prassi politica, siamo appena agli inizi.

Altri testi consultati:

1)    Thierry Meyssan, L’incredibile mensogna, Ed. Fantango
2)    In difesa della Jugoslavia, Ed. Zambon
3)    Ernesto Guevara, Scritti scelti, Ed. Massari




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